Ferrara Buskers Festival, occorre cambiare qualcosa

fbf2013

Domenica scorsa si è concluso il Ferrara Buskers Festival 2013. La rassegna dei musicisti e degli artisti di strada è ormai da un quarto di secolo, nel periodo di fine agosto, un appuntamento fisso per le strade della città estense. È dunque tempo di bilanci, ma i bilanci, si sa, è bene lasciarli fare a chi di dovere. Io non sono un esperto di cultura musicale ed è per questo che mi limiterò a fare soltanto qualche considerazione da semplice cittadino e da persona che ha a cuore la buona riuscita degli eventi.Inizio con le note dolenti.

Poca qualità. I buoni artisti ci sono, su questo non ci piove, ma in generale il pubblico andava da chi faceva più rumore o si vestiva in maniera stravagante. Qualcuno di voi ha notato quel duo classico chitarra e flauto traverso? Suonavano divinamente, ma a basso volume, e davanti a loro erano pochissimi quelli che si fermavano. Infine, diciamocela tutta, che cosa ci azzeccano i cartomanti e  i veggenti con i veri artisti e musicisti di strada?

Troppo affollamento. Le vie del centro storico di Ferrara offrono una scenografia unica e inimitabile, ma gli spazi sono quelli che sono. Se fa piacere il fatto che venga tanta gente al Buskers Festival, allora bisogna concedere agli artisti delle postazioni ideali, magari lungo l’asse principale Cavour-Giovecca.

Poca pulizia. È vero, negli ultimi anni si è cercato di fare un Festival ecocompatibile (l’idea del bicchiere riutilizzabile e della distribuzione gratuita di acqua ne è un esempio), ma tutto ciò evidentemente non basta. Bastava farsi un giro per le strade del centro nella giornata di ieri: sporcizia, chiazze e miasmi praticamente in ogni angolo. No, davvero, su questo punto non si può transigere. Bisogna necessariamente fare di più.

Dopo aver elencato le criticità, ecco alcune proposte che mi sento di fare per provare a rendere il Buskers Festival davvero all’altezza di una città ricca di storia e di cultura come Ferrara.

Meno artisti. Un famoso detto recita che troppi cuochi rovinano il brodo. I grandi numeri in questo caso fanno a pugni con la qualità. Con un numero limitato di artisti, chi è particolarmente bravo riuscirebbe molto meglio a farsi notare, trasformando la sua partecipazione al FBF in un importante mattone per la propria carriera artistica, anche perché il pubblico potrebbe soffermarsi per più tempo.

Ridurre la durata. Undici giornate di Festival – otto a Ferrara – sono sinceramente troppe. Un fine settimana lungo (ad esempio da giovedì a domenica) andrebbe più che bene. Gli artisti avrebbero a disposizione un paio di giorni per ambientarsi e saggiare il clima per poi avere il sabato e la domenica per il gran finale davanti di fronte ad un pubblico più vasto.

Esclusiva (o quasi) al Paese ospite. Ogni anno al FBF c’è una nazione ospite. Tuttavia, gli artisti invitati da quella nazione si contano sempre sulle dita di una mano, e in tutti i casi rappresentano una risibile percentuale degli artisti totali. Non sarebbe forse il caso di invitare solo (o almeno una consistente percentuale) di artisti di un’unica nazione? Potrebbe essere un’occasione per respirare per le vie di Ferrara la musica e la cultura di quel Paese. Un momento vero e sentito di incontro e, perché no, anche una possibilità per la promozione turistica.

Attuare iniziative collaterali. Il Festival può – e a mio avviso deve – essere un’opportunità per accrescere la cultura artistica e musicale. Perché, dunque, non organizzare qualche conferenza sul tema nelle stesse giornate? Sarebbe il momento giusto per offrire al pubblico un’introduzione al background culturale degli artisti partecipanti. I visitatori avrebbero così la possibilità di ricevere maggiori informazioni, mentre per gli artisti il rischio di finire nel dimenticatoio – sempre in agguato per chi opera in questo campo – sarebbe senz’altro inferiore.

Invitare ospiti famosi. È necessario che qualche personaggio noto al grande pubblico venga al Festival, aiutandolo a rilanciarsi attraverso i canali dei principali media. Capisco che non sia un’impresa facile, ma una città come Ferrara deve ormai da troppo tempo scrollarsi di dosso quell’immagine troppo provinciale, che un Festival condotto come è stato fatto fino a questo momento può contribuire, senz’altro inconsapevolmente, ad alimentare. Ferrara, per la sua storia e per la scenografia che offre, rimane sostanzialmente una città elegante, e ogni evento deve pertanto essere curato in ogni dettaglio, avendo sempre ben chiara la visione di insieme.

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