Balloons Festival 2013, qualche consiglio per volare più in alto

Un momento del Ferrara Balloons Festival 2013

Un momento del Ferrara Balloons Festival 2013

Domenica scorsa si è concluso il Ferrara Balloons Festival 2013, nona edizione di quella che è ormai diventata la principale kermesse italiana delle mongolfiere. Anche se le presenze sono state leggermente inferiori rispetto all’anno scorso (110mila contro le 120mila del 2012), il bilancio può comunque dirsi assolutamente soddisfacente, tenendo anche conto del maltempo che imperversava su Ferrara proprio nella giornata finale.

Il Balloons Festival ha indubbiamente molti lati positivi, soprattutto per una città come Ferrara. Permette di sfruttare appieno una vasta area come il Parco Bassani, spesso sottoutilizzata nel corso dell’anno e ha il pregio di riempire e colorare il cielo della città, creando le condizioni ideali per un’accoppiata perfetta mongolfiere-bellezze artistiche nella calda luce settembrina. Non va poi dimenticato che esso rappresenta anche un’importante vetrina per l’associazionismo locale, in particolare quello legato al mondo dello sport. Anche riguardo ai risvolti più ‘venali’, c’è da dire che le mongolfiere sono un mezzo praticamente inimitabile come veicolo pubblicitario. Un aspetto che fa di un festival di mongolfiere un evento particolarmente congeniale al richiamo di sponsor. Un’opportunità, dunque, da non lasciarsi sfuggire nella congiuntura che stiamo attraversando.

Ci sono dunque tutte le carte in regola per convincersi del fatto che il Ferrara Balloons Festival possa essere un evento dal grandissimo potenziale per la città estense, e che sia di conseguenza un evento sul quale investire denaro ed energie. Anche a questo proposito non penso sia un caso il fatto che il Presidente della Repubblica abbia concesso alla manifestazione la medaglia come “evento meritevole nell’ambito dei rapporti con la società civile”.

Certo, come in tutte le cose, non mancano gli aspetti da migliorare. Qui, analogamente a quanto ho fatto per il Buskers Festival, ne analizzo alcuni, non da esperto del settore ma da semplice cittadino:

Prezzo. Non sono stati pochi quelli che si sono lamentati per i 4 euro da sborsare per l’ingresso nelle giornate di sabato e domenica. C’è del vero, perché soprattutto in periodo di crisi anche pochi euro possono fare la differenza per alcuni, soprattutto se si recano all’evento con l’intera famiglia al seguito. Va però detto che una manifestazione come il Balloons Festival richiede un impegno organizzativo non di poco conto, stimato – secondo gli organizzatori di Ati Mongolfiera – in circa 300mila euro. È evidente, vista la situazione, che è ormai pretestuoso poter pensare ad una manifestazione totalmente gratuita. Tuttavia, ci sono delle possibili vie di uscita. Per esempio istituendo un biglietto valido per tutto il fine settimana e un ‘biglietto famiglia’ fortemente scontato. Una maggiore attenzione alla qualità dei servizi offerti all’interno dell’area (soprattutto riguardo alla ristorazione) completerebbe l’opera.

Luoghi. Tra le altre lamentele una merita particolare attenzione: quella relativa ai luoghi della manifestazione. C’è chi dice che confinare una manifestazione all’interno del Parco Bassani non coinvolge il resto della città, che passa così le giornate dell’evento come se nulla stesse accadendo al suo interno. È una critica che ha un suo fondamento e la risposta potrebbe essere quella di un ritorno alle origine, con le mongolfiere che si prendevano i loro spazi anche in alcuni punti del sottomura, e con il coinvolgimento dell’aeroporto cittadino per eventi collaterali. Un’altra proposta potrebbe essere quella di creare una sorta di ‘percorso guidato’ corredato da stand informativi che conduca il visitatore dal Centro storico al Parco Bassani.

Rapporti internazionali. I festival di mongolfiere sono da ormai molti anni una realtà affermata in diverse parti del mondo. Se il Balloons Festival ferrarese si fregia del titolo di prima manifestazione di questo genere in Italia, allora è forse giunto il momento di stringere rapporti più stretti con gli organizzatori di eventi simili sparsi per il mondo. I ritorni, in termini di immagine e di accresciuto peso ‘politico’ sul piano internazionale (oggi sempre più necessario anche per una città di medie dimensioni come Ferrara), non mancherebbero. Pensiamo infatti – analogamente a quanto ho detto relativamente al Buskers Festival – alle possibilità offerte da una campagna mirata di promozione turistica per le città europee che ospitano manifestazioni simili, che potrebbero poi ricambiare il favore a Ferrara.

I consigli che ho dato implicano sicuramente dei costi, e in un momento come questo c’è necessità di andare cauti nell’allentare i cordoni della borsa. Ma l’esperienza ci insegna sempre una cosa: senza prendersi dei rischi non si esce da nessuna crisi. Allora, giusto per restare in tema, perché non provare a volare un po’ più in alto?

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