Papa Francesco, un anno con noi

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Un gabbiano fermo in cima al comignolo della Cappella Sistina per buona parte del pomeriggio. Poi, dopo una lunga attesa, a sera ormai calata, la fumata. È bianca, bianchissima: il 266° papa della Chiesa Cattolica è stato finalmente eletto. Circa un’ora più tardi si presenta alla folla radunata in Piazza San Pietro, in quella serata piovosa di fine inverno, scaldando i fedeli con quel “Fratelli e sorelle, buonasera!” pronunciato dalla Loggia delle Benedizioni. Sono istantanee di un anno fa esatto, di quel 13 marzo 2013, quando il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, venne eletto Vescovo di Roma con il nome di Francesco.Da quella sera in poi tanto è stato detto, su tutti i mezzi di comunicazione del mondo. In effetti, il Conclave che si era appena concluso ha avuto qualcosa di molto diverso dai precedenti. La rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI, avvenuta giusto un mese prima, aveva messo in moto la macchina della speculazione mediatica e delle dietrologie. Un fenomeno che anche dopo l’elezione di Francesco non è venuto meno, con la ricerca, talvolta spasmodica, di segni di discontinuità, veri o presunti, tra i due pontefici. Certo, la situazione che si è venuta a creare è inedita, almeno per quanto riguarda gli ultimi secoli di storia della Chiesa, e questo è un aspetto che pone un po’ tutti davanti a delle sfide. Le sfide, tuttavia, sono sempre occasioni da cogliere per rafforzare la fede. A questo proposito trovo particolarmente significativo il fatto che l’Anno della Fede, convocato da Benedetto XVI e iniziato nel 2012, sia stato portato a compimento da Papa Francesco. Perché al di là di certe rappresentazioni eccessivamente artificiose che ci vengono offerte senza sosta, credo sia proprio questa l’immagine che meglio rende l’idea del ‘passaggio di consegne’ tra due grandi papi: il rigore, la raffinatezza e la profondità di pensiero di Benedetto XVI, che con i suoi scritti e i suoi discorsi è andato ad arricchire un patrimonio che tornerà utile al cammino della Chiesa per gli anni a venire, e il calore, la semplicità e l’immediatezza di Papa Francesco, che ha voluto estendere a tutti il suo invito ad una fede pienamente vissuta per non essere “cristiani a metà”.

A distanza di un anno resto dunque pienamente convinto della solida continuità tra questi due successori di Pietro. La cosa migliore da fare, oggi, è continuare a pregare per loro, intensamente. Perché sono entrambi, da pastori, parte viva della Chiesa, pur trovandosi in due situazioni differenti. Sarà questa consapevolezza che ci aiuterà a non cadere nei tranelli che il mondo continuamente ci tende e a vivere piuttosto questo momento come un dono e un’opportunità.

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