Scusatemi, ma questa foto non mi commuove

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Ho guardato questa foto. Ho provato a guardarla per un po’. Ho provato a guardarla di nuovo, dopo un paio di giorni. Ho voluto fare così, prima di scrivere queste righe, per evitare di dare giudizi a caldo, che personalmente non ho mai amato.
Penso che un po’ tutti sappiate quale vicenda ci sia dietro questa immagine, che nel giro di pochissime ore ha fatto il giro del mondo attraverso la rete. La maggior parte dei media ha diffuso questa foto accompagnandola con toni di giubilo. “Le lacrime dei neopapà gay: lo scatto emoziona il mondo”, ha commentato Repubblica.it nella sua gallery; “una foto che commuove il mondo”, hanno titolato numerose altre testate.

Ma io proprio non riesco a commuovermi davanti a questa foto. L’emozione, la gioia e, appunto, il senso di commozione, che dovrebbero spontaneamente emergere in un momento come questo, qui lasciano spazio a tanti punti interrogativi. Cosa dire dello sguardo perso nel vuoto della madre? Cosa dire del bambino, che viene privato da subito, appena venuto alla luce, del contatto più intimo, quello con la pelle della propria madre?
A guardare bene questa foto, e soprattutto a rifletterci su, sorge chiara una sensazione: l’emozione e la commozione di cui parlano i media sono in realtà costruzioni pensate e realizzate ad arte. Uno spazio in cui la natura e le sue leggi vengono volutamente messe da parte, accantonate. Anzi, peggio, sbeffeggiate e ridicolizzate, in nome di un progresso ammantato di un amore che si mostra però con le sembianze, neppure ben camuffate, di un egoistico capriccio.

I due ‘padri’ hanno dichiarato che Milo (questo il nome del piccolo) “è circondato da amore incondizionato e crescerà conoscendo diverse tipologie di famiglie e accetterà tutti, anche le persone poco tolleranti”. Non è certo mia intenzione negare le capacità genitoriali di questi due uomini; resta tuttavia il fatto, incontrovertibile, che al piccolo Milo è stata negata la madre fin dalla nascita, anzi, gli è stata negata già prima che lui si formasse nel grembo della madre (solo gestazionale, perché Milo è stato concepito con l’ovulo di un’altra donna), perché questo evento è frutto di un’attenta, accurata nonché fredda pianificazione. Un pezzo fondamentale della storia di Milo, delle sue origini, sarà forzosamente cancellato per fare spazio al desiderio di paternità della coppia che lo ha voluto. È allora più che mai opportuno continuare a chiedersi se in nome del progresso e dell’estensione dei cosiddetti ’nuovi diritti’ sia possibile violentare in questo modo la natura. Già, la natura: una realtà sempre più rinnegata dai teorici del progressismo senza limiti, trattata come se fosse un accessorio e non come qualcosa che, ci piaccia o meno, ci determina già a partire dalle nostre radici più profonde.

Lo penso e lo dico ormai da tempo: è davvero urgente una seria riflessione sulla natura umana. Non qualcosa di superficiale e sbrigativo, ma un lavoro vero, sentito, con il cuore aperto e la coscienza impegnata. Riprendiamo allora in mano il nostro desiderio umano, non quello fugace, patinato e seducente che ci viene propinato dai media. Ma il desiderio autentico, quello che corre sui binari della nostra vera umanità. Quel desiderio che sa di percorrere una strada sicura e non ci lascia alla deriva nel mare tempestoso delle nostre voglie.

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