Lacrime di San Lorenzo, un monito contro l’indifferenza

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E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

I versi conclusivi della celeberrima poesia ‘X Agosto’ di Giovanni Pascoli fanno frequentemente capolino nella nostra mente in queste notti d’estate. Sono notti durante le quali ci viene spontaneo rivolgere gli occhi al cielo, cercando quel contatto con la natura e con l’infinito che spesse volte, nel corso dell’anno, abbiamo lasciato nel cassetto. Sono le notti in cui, legittimamente, vorremmo che i nostri desideri si realizzassero. Credo però che quest’anno ci debba essere un primo e più importante desiderio da esprimere: quello della pace, certo, ma prima ancora il desiderio che si sciolga quella coltre di indifferenza che ci avvolge un po’ tutti indistintamente. I versi della poesia ‘X Agosto’ parlano di lacrime. E di lacrime, di questi tempi, ne vengono versate veramente tante, in varie zone della Terra. Sono le lacrime dei cristiani (e non solo) perseguitati a motivo della loro fede in Siria, Iraq, Nigeria e in tante altre zone del pianeta. È un pianto incessante, che spesse volte ci ostiniamo a non sentire, un po’ a causa dell’assuefazione o del silenzio mediatico e, ancora di più, per la nostra indifferenza e rassegnazione.

È sotto gli occhi di tutti che in questa situazione vi sia un’indifferenza ‘istituzionale’, con i governi e le organizzazioni internazionali sordi e imbelli di fronte alle carneficine che quotidianamente si consumano in diverse zone del Medio Oriente e dell’Africa. È però anche vero che la prima, originaria indifferenza, che è poi quella realmente pericolosa, si annida e cresce nei nostri cuori e da lì si propaga all’esterno, come una pianta infestante.

Ma l’indifferenza, questo male che ci attanaglia quasi sempre inconsapevolmente, non può e non deve trovare posto. Gli uomini, le donne e i bambini che ogni giorno subiscono atroci crudeltà, indicibili violenze e persecuzioni di ogni sorta sono nostri fratelli. Basterebbe questo per risvegliarci dal nostro apparentemente comodo torpore, ma spesso preferiamo la facile via del dimenticare, anche di fronte alla realtà più lampante.

Come fratelli, come parte di un’unica famiglia umana, siamo chiamati a dare il nostro contributo, ad essere di aiuto. Ma di fronte a questa situazione emerge spontanea la più classica delle domande: “che fare?”. “Che fare?”, e dico concretamente, pur non potendo essere fisicamente presenti sul posto. Cristianamente parlando la risposta dovrebbe essere una: la preghiera. La preghiera, in sostanza, è il miglior antidoto all’indifferenza; è almeno il primo e necessario strumento per cominciare a estirpare questo male. La preghiera, se è vera, sentita, sincera, significa questo: prendersi a cuore le sorti di qualcuno. E una volta che hai genuinamente scelto di avere a cuore il destino di una o più persone, per l’indifferenza ci sarà via via sempre meno spazio.

Bene allora ha fatto la Conferenza episcopale italiana, attraverso il messaggio dall’inequivocabile titolo “Noi non possiamo tacere”, ad indire per il 15 agosto una Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati, da tenersi in tutte le chiese d’Italia.La giornata non sarà forse delle migliori. È Ferragosto, si dirà, clima di distrazioni e di vacanze. Certo, a maggior ragione sarà un impegno che richiederà sacrificio, un brusco ma necessario risveglio. Ed è proprio per questo che tutti noi saremo messi alla prova, con la nostra volontà, con la nostra libertà. Allora ricordiamoci almeno per un attimo di quelle lacrime che in queste notti solcano i cieli: che esse possano lasciare un segno anche sul nostro cuore, come monito che sempre ci ricordi quale destino siamo chiamati a condividere.

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