San Francesco di Sales, un esempio da seguire per i giornalisti di tutti i tempi

Oggi, 24 gennaio, ricorre la memoria di San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo e dottore della Chiesa. Dal 1923 patrono dei giornalisti. Un breve commento sulla storia di un grande santo che ancora oggi merita di essere considerato come punto di riferimento imprescindibile per chi opera nel mondo del giornalismo e della comunicazione.

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San Francesco di Sales (1567-1622)

La voce e la scrittura sono i due mezzi principali che l’uomo ha usato, e tuttora usa, per comunicare. La voce ha il dono dell’immediatezza e può essere declinata secondo diverse sonorità capaci di conferire ai significati numerose sfumature. Ma la scrittura ha senz’altro il pregio della solidità, di essere qualcosa che dura nel tempo e nello spazio. Allora poteva succedere che, anche in epoche in cui la gran parte della trasmissione dei saperi e delle conoscenze avveniva oralmente, la scrittura si ritagliasse, per necessità, uno spazio di prim’ordine sulla scena della comunicazione.

In questo senso, un caso emblematico è quello di San Francesco di Sales (1567-1622). Nella sua vita di sacerdote e di vescovo, Francesco si trovò a dover portare avanti la delicata e fondamentale missione evangelizzatrice in un territorio, quello della Savoia e di Ginevra a cavallo tra XVI e XVII secolo, fortemente segnato dal diffondersi del protestantesimo. La predicazione orale non sempre sortiva i suoi effetti, così Francesco decise di ricorrere alla forma scritta. Con pazienza e tenacia, si mise a redigere numerosi volantini che poi andava a distribuire porta a porta sul territorio. Anche per questo motivo, nel 1923, venne proclamato patrono dei giornalisti.

San Francesco di Sales produsse nella sua vita molte altre opere scritte, tra le quali si ricorda la Filotea (un’introduzione alla vita devota) e il Teotimo (un saggio sul timor di Dio e sulla santità come meta raggiungibile da tutti a partire da qualsiasi condizione umana e sociale). Ma al di là dell’immenso valore dei contenuti dei suoi lavori – che lo fecero rientrare, nel 1877, nel ristretto novero dei dottori della Chiesa -, è sicuramente da rimarcare lo stile delle sue opere. «Meno aceto e più miele», era solito dire, anche nel trattare le questioni che scatenavano la polemica. Uno stile improntato dunque alla mitezza e alla pacatezza, non certo per mancanza di forza nelle argomentazioni, quanto piuttosto per lasciar filtrare il più possibile la luce della Verità evitando toni inopportuni e sopra le righe. Verità che, proprio perché è Verità, non ha bisogno di essere urlata. Questa convinzione e questa consapevolezza parte dall’umile constatazione di un dato di fatto: la Verità non è qualcosa che si può possedere ma è qualcosa dentro cui ci si trova immersi, è un realtà con la quale ci si deve costantemente confrontare, senza riserve.

Una lezione di stile che dovrebbe essere ripassata da gran parte del mondo giornalistico attuale, troppo avvezzo al pensiero gridato e alla ricerca del facile e immediato consenso. Dopo quattro secoli, nonostante l’enorme sviluppo tecnologico, San Francesco di Sales ha ancora oggi tanto, tantissimo da insegnare a chi opera nel mondo dell’informazione e della comunicazione. Ma non c’è da stupirsi, chi si lascia plasmare dalla Verità, sa che quello che lascia sarà valido per ogni generazione. Perché la Verità non ha una data di scadenza.

Andrea Tosini

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