Cinquanta famiglie residenti nel territorio hanno bisogno di un tetto

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L’appello congiunto di Comune di Ferrara e Arcidiocesi per rispondere all’emergenza abitativa

A Ferrara si registra da diverso tempo un elevato numero di case sfitte, alcune voci le quantificherebbero all’incirca in tremila unità. Case che potrebbero essere date in uso a persone e famiglie bisognose di una sistemazione stabile e dignitosa, in particolare per quelle che hanno ricevuto uno sfratto e non rientrano nei parametri del regolamento comunale per l’emergenza abitativa. Per provare a porre rimedio a questa situazione, il Comune di Ferrara e l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio hanno deciso di unire gli sforzi facendo un appello congiunto a tutta la cittadinanza, precisamente a tutti i proprietari di abitazioni attualmente vuote. L’appello è partito lo scorso 15 gennaio, con una conferenza stampa che si è tenuta nella Sala dell’Arengo della residenza municipale.

«Ci sono difficoltà crescenti per molte famiglie – ha esordito Chiara Sapigni, assessora alla Sanità del Comune di Ferrara, illustrando l’iniziativa -. Con questo appello vogliamo stimolare una maggiore solidarietà nella nostra comunità. Si tratta di concedere delle abitazioni in comodato gratuito, per un periodo di almeno due anni, ad associazioni che provvederanno a sistemarvi le famiglie bisognose». Al momento, però, va aggiunto che sono soltanto quattro le associazioni aderenti, tutte di ispirazione cristiana: Caritas, Viale K, Filippo Franceschi e Nadiya.

Per chiarire un aspetto oggi molto sentito dall’opinione pubblica, Sapigni ha tenuto a precisare che dell’iniziativa potranno beneficiare «soltanto le famiglie, italiane e straniere, residenti nel territorio». Non rientrano pertanto nel novero i richiedenti asilo che, come ha aggiunto l’assessora, «usufruiscono di percorsi di accoglienza mirati in strutture comunitarie o comunque in appartamenti condivisi». Ai proprietari delle abitazioni, pur in mancanza delle entrate relative a un canone di affitto, verranno comunque assicurati dei vantaggi: infatti, ha precisato Sapigni, «il Comune rinuncerà alla sua parte tributaria dell’Imu, mentre le spese condominiali e le utenze saranno a carico delle famiglie», che sono «circa una cinquantina».

Don Massimo Manservigi, che ha portato in conferenza stampa la voce dell’Arcivescovo, ha confermato l’importanza di questa iniziativa: «Non abbiamo avuto alcun dubbio nel sostenere questo appello – ha detto -. Ci fa piacere che le associazioni aderenti facciano capo alla nostra Diocesi e speriamo possano aggiungersene altre. La carità, per un cristiano, dev’essere posta all’inizio della propria vita e non può essere soltanto una cosa fra le tante».

Don Domenico Bedin, dell’associazione Viale K, si è invece soffermato sulle garanzie offerte ai proprietari: «Al termine del periodo di accoglienza – ha dichiarato -, l’appartamento verrà vuotato e riconsegnato nelle condizioni originarie. Saranno poi previste delle visite periodiche da parte dell’associazione mediatrice e dei servizi sociali».

Gli appartamenti messi a disposizione dei proprietari saranno sottoposti alla valutazione di una commissione che selezionerà le offerte sulla base di criteri di utilità e di efficienza.

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 22 gennaio 2016

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