Family Day. 350 ferraresi a Roma per dire sì alla famiglia naturale

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Si sono ritrovati al parcheggio dell’ex Mof alle 6.15, ben prima che spuntassero le luci dell’alba. Sono i partecipanti ferraresi al Family Day che si è tenuto sabato 30 gennaio al Circo Massimo a Roma. Due i pullman partiti da Ferrara alla volta della Capitale: a bordo persone di ogni età tra gruppi parrocchiali, movimenti ecclesiali e singoli cittadini intenzionati a difendere la famiglia composta dall’unione tra un uomo e una donna. Decisamente nutrita la presenza delle famiglie, con la partecipazione di numerosi bambini. Ai manifestanti partiti in pullman se ne sono poi aggiunti altri, da Ferrara e dintorni, che hanno raggiunto Roma in auto o in treno, portando il totale dei ferraresi presenti alla manifestazione nazionale a quota 350 circa.

IL SALUTO E LA BENEDIZIONE DI MONS. NEGRI. Poco prima della partenza dei pullman, si è presentato all’ex Mof l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, che ha voluto salutare sul posto i partenti impartendo loro una benedizione.

«Il Family Day – ha detto mons. Negri – è una testimonianza eccezionale. La vita quotidiana che viviamo nei nostri ambienti, nelle nostre famiglie, è il campo del nostro family day quotidiano. Andate con la consapevolezza di vivere una grande battaglia per la verità. Vi accompagna non soltanto il popolo cristiano di questa diocesi, ma il popolo degli uomini di buona volontà che sentono che la famiglia è un valore universale che per millenni ha retto la società. Portate il popolo con voi, portate il popolo che vi ha preceduto di cui voi siete figli intelligenti e generosi e portate il popolo del futuro, al quale tentate di assicurare, per quanto è possibile, un mondo un po’ meno disumano di quello in cui senza accorgerci e quasi senza colpa siamo costretti a vivere. La Madonna sia davanti a voi come è stata davanti a suo Figlio missionario di Dio nel mondo vi confermi, vi conforti e vi sostenga. Noi non vogliamo l’ingiustizia e il male sulla terra, per questo fate la fatica di questa giornata intensa e significativa».

IL POPOLO DELLA FAMIGLIA AL CIRCO MASSIMO. Come da programma, il Family Day ha ufficialmente preso il via alle ore 14 sulle note di Mamma, celebre canzone popolare di Bixio e Cherubini, interpretata dal tenore Francesco Grollo. Già dalla mattinata, però, la grande distesa del Circo Massimo aveva cominciato a riempirsi di manifestanti provenienti da tutta Italia e giunti a Roma con ogni mezzo. Gli organizzatori hanno stimato circa millecinquecento pullman in arrivo e una partecipazione di circa due milioni di persone. Sul successo dell’iniziativa in termini numerici si è soffermato, nell’intervento di apertura, il primo portavoce del comitato organizzatore, Massimo Gandolfini: «Siete più di quelli che pensavamo. Sono passati 7 mesi dalla piazza del 20 giugno e siamo ulteriormente cresciuti», ha detto ai partecipanti. Gandolfini ha poi rivendicato il ruolo dell’Italia nella tutela dei diritti dei soggetti più deboli, a cominciare dai bambini, in opposizione alle voci che descrivono il nostro Paese come ‘arretrato’: «In materia di diritti sulle unioni civili – ha continuato – l’Italia non è fanalino di coda in Europa, come sostenuto da molti, ma un faro e un apripista perché si mantenga la civiltà e il rispetto dei bambino, che vuol dire vivere con un padre e una madre».

La serie degli interventi è poi proseguita con Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce, che ha denunciato in modo particolare l’articolo 5 del ddl Cirinnà, il quale, introducendo la cosiddetta stepchild adoption, potrebbe legittimare gli effetti della pratica dell’utero in affitto: «Il ddl Cirinnà – ha dichiarato – vuole attaccare il cartellino del prezzo accanto al nome dei nostri figli». Sempre di utero in affitto ha parlato l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita: «Siamo qui a dimostrare un’ovvietà – ha affermato -, che non si può mercificare in corpo di una donna». Tra le varie testimonianze alle quali è stata data voce dal palco, anche quella di Lucia e Luigi, genitori adottivi, che hanno sottolineato l’importanza per ogni bambino di avere due figure genitoriali di riferimento, una paterna e una materna.

Verso la conclusione dell’evento, la parola è tornata a Massimo Gandolfini, ormai riconosciuto come leader del movimento pro-family italiano, il quale ha fatto un esplicito invito al Parlamento a rigettare in toto il ddl Cirinnà, senza limitarsi allo stralcio del solo articolo 5, quello sulle adozioni: «Il decreto Cirinnà – ha avvertito – non è accettabile dalla prima all’ultima parola. Si rende necessaria una operazione radicale: non si tratta di mettere a posto qualcosina e cambiare tre o quattro paroline, il ddl deve essere totalmente respinto». Da respingere, per Gandolfini, anche la proposta avanzata da alcuni parlamentari di sostituire la stepchild adoption con un ‘affido rinforzato’: «Viene messa in discussione la verità stessa dell’uomo, la sua natura», ha aggiunto. Ma l’invito di Gandolfini alla politica è anche rivolto a non dimenticare le famiglie che vivono in condizioni di povertà: «Ci sono un milione e 420 mila famiglie sotto la soglia di povertà – ha ricordato -, dobbiamo difenderle».

Tante, dunque, le sfide che attendono coloro che si battono per la difesa e la promozione della famiglia naturale. Un dato sottolineato dagli stessi organizzatori che, come tema conclusivo della manifestazione, hanno scelto, certamente non a caso, la romanza Nessun dorma, di Giacomo Puccini, anche in questa occasione interpretata da Grollo.

BOTTI (PASTORALE FAMILIARE): «QUI PER LA TUTELA DEI FIGLI». «Siamo qui perché crediamo nella famiglia naturale, formata da un padre e da una madre, per la tutela dei figli e del loro futuro». Sono le parole di Andrea Botti, responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare e matrimoniale, rilasciate a margine del Family Day. «Mi conforta il fatto che questa piazza oggi sia piena di giovani – ha aggiunto -. Credo che non si possa ignorare la quantità di gente che oggi manifesta». Un’impressione che guarda con fiducia al futuro perché, ha concluso, «una società che va avanti, una società che si evolve, non è una società che rinuncia a se stessa. Una società che si viene a proporre per sua natura infertile, invece, faccio fatica a vederla come una società che ha un futuro».

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 5 febbraio 2016

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