«Il fidanzamento, cammino verso il matrimonio»

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Ferrara, 14 febbraio 2016. Mons. Luigi Negri incontra le coppie di fidanzati nel giorno di San Valentino

Il giorno di San Valentino è tradizionalmente riconosciuto come festa degli innamorati. Quale occasione migliore, dunque, per parlare dell’autentico significato della parola ‘fidanzamento’? Mons. Luigi Negri, nell’omelia che ha tenuto domenica 14 febbraio durante la Messa domenicale delle 18, ha quindi colto l’occasione per rivolgersi in particolare alle coppie di fidanzati presenti. Un fatto tutt’altro che casuale perché, per la prima volta, l’Ufficio per la pastorale familiare e matrimoniale ha voluto organizzare un momento di incontro tra le giovani coppie di fidanzati e di sposi e l’Arcivescovo. Un momento iniziato con la celebrazione eucaristica in Cattedrale e proseguito subito dopo nella Sala del Sinodo del Palazzo Arcivescovile.

L’OMELIA. L’omelia di mons. Negri, come detto, è partita da una riflessione sul significato della parola ‘fidanzamento’: una parola che nell’uso comune è spesso male interpretata, quando non completamente travisata. «Nel linguaggio dei mass media – ha esordito l’Arcivescovo nella sua omelia –, il fidanzato è chi è temporaneamente accoppiato a un altro o a un’altra», nell’ambito di «una convivenza del tutto estemporanea, senza responsabilità e senza impegno». Dunque, una realtà molto distante dal senso cristiano, e prima ancora umano, del fidanzamento e del matrimonio: «Il fidanzamento – ha proseguito -, come cammino verso il matrimonio, è invece un momento di grande importanza, perché a due che hanno un coinvolgimento umano e concreto viene chiesto qual è il fondamento vero di questa attenzione, di questo coinvolgimento, di questa corrispondenza, di questo prendere in carico l’altro e viceversa».

I criteri di valutazioni soltanto umani, pur comprensibili e legittimi, non sono però sufficienti per capire il significato del cammino che si è chiamati ad intraprendere. A tutto questo è necessario accompagnare la fede in Cristo, il quale opera nella Chiesa: «La fiducia – ha infatti ricordato Negri – non si fonda su un’analisi delle condizioni psicologiche e affettive. L’unico valore è Gesù Cristo, presente nella nostra vita attraverso il mistero della Chiesa. Quello su cui bisognerebbe cominciare ad interrogarsi è se al fondo ci sia un giudizio di fede». Un aiuto, in questo senso, mons. Negri lo offre ponendo alcune domande: «Siamo necessari l’uno all’altro per via della fede? Siamo necessari l’uno all’altro per rispondere, per riconoscere la presenza di Cristo? Siamo necessari l’uno all’altro perché nella nostra vita irrompa il mistero della Chiesa?»

Mons. Negri ha quindi focalizzato l’attenzione sull’aspetto dell’unità: «Il fidanzamento – ha sottolineato – deve tendere a rendere vero questo cammino di conoscenza del mistero dell’unità.

L’unità la fa il Signore; ed è questa unità, proprio perché fatta dal Signore, che non muta. Il ‘per sempre’ è collegato all’unità dell’uomo e della donna, perché all’unità dell’uomo e della donna è legato il mistero di Colui che solo non la muta». Rivolgersi al Signore resta quindi il criterio centrale da adottare perché «quando in un rapporto uomo-donna l’aspetto fondamentale è solo quello psicologico e affettivo, allora è come costruire la casa sulla sabbia».

Ma l’Arcivescovo, con un evidente richiamo al Vangelo della prima Domenica di Quaresima, che pone al centro le tentazioni di Gesù nel deserto, ha anche messo in guardia dalle pericolose insidie tese dal mondo di oggi, soprattutto nell’ambito della famiglia. «Voi credete che non ci sia in ogni angolo del cammino il volto del demonio?», ha chiesto. «La famiglia, per il mondo, è semplicemente la risposta a un bisogno, a un desiderio che deve essere riconosciuto come diritto. Ma la vocazione non è la coppia, la vocazione è la famiglia; prepararsi a questo vuol dire accettare di confrontarsi duramente con la mentalità mondana che dissolve e dissacra».

Un attacco, quello sferrato nei confronti della famiglia, che è anche un attacco alla Chiesa perché «la famiglia è espressione sintomatica e significativa della Chiesa». Famiglia che, come ha ricordato mons. Negri citando le parole del grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar, «è l’espressione più concreta e significativa della storia del volto della Trinità».

L’INCONTRO CON I FIDANZATI. Al termine della Messa, nell’incontro presso la Sala del Sinodo del Palazzo Arcivescovile, il Vescovo ha ulteriormente approfondito i temi già trattati nella sua lunga omelia. Partendo dal presupposto che «l’uomo è fatto di anima e corpo, di spirito e materia» e quindi «di una unità e una complessità straordinaria», mons. Negri ha invitato a valutare bene i criteri per esprimere un giudizio definitivo su un rapporto: «Il rapporto – ha detto – può mostrare una serie di problematiche per la valutazione delle quali può essere giusto ricorrere a una certa competenza di tipo, psicologico, culturale o addirittura tecnologico. Ma il giudizio non è delegabile all’esperto. Questa è un’osservazione importante: tutti i contributi che le scienze particolari possono e debbono dare sono per arricchire il quadro che dev’essere giudicato; non sono un giudizio sul quadro».

Altro punto centrale di questo intervento è stato quello relativo alla sessualità, tema estremamente delicato nella società attuale, in particolare per i più giovani: «Voi – ha avvertito – arrivate con una grossa pregiudiziale sulla sessualità, di tipo consumistico ed individualistico». Per la mentalità mondana, «la sessualità è lo spunto per una gratificazione. Ma la sessualità non ha come obiettivo la gratificazione; ha invece come obiettivo l’espressione di una vera e autentica corrispondenza in funzione di un compito, quello della procreazione». Un aspetto, quello della sessualità, che chiama direttamente in causa il concetto di gratuità: «La gratuità del rapporto sessuale – ha precisato – sta nel fatto che deve essere fatto con un altro e quindi non può essere visto come l’espansione di un individualismo che coglie l’altro solo come un bisogno».

Infine, a tutte le coppie, mons. Negri ha rivolto l’invito a fare affidamento al Magistero della Chiesa, in particolare attraverso la Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II, che rimane «un punto di riferimento di radicale profondità e di radicale semplicità».

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 19 febbraio 2016

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