Il popolo del Family Day ha lo spazio per una rappresentanza politica?

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Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, al Family Day del 30 gennaio 2016 a Roma

Lo scorso 30 gennaio, al Circo Massimo di Roma, abbiamo assistito a una grandissima partecipazione di popolo. Era il Family Day, convocato in poco tempo per lanciare un messaggio forte e chiaro contro il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Si è trattato del terzo appuntamento di questo tipo nel nostro Paese dopo gli analoghi eventi del maggio 2007 e del giugno 2015. Le richieste di quella piazza erano, e restano tuttora, molto chiare: un no secco all’approvazione di una legge che introdurrebbe anche in Italia un istituto del tutto simile al matrimonio fra persone dello stesso sesso e che sanerebbe gli effetti dell’abominevole pratica dell’utero in affitto compiuta all’estero.

L’entusiasmo per la buona riuscita di quell’evento ha però lasciato emergere una domanda alla quale, con il passare del tempo, sarà sempre più difficile sfuggire: il popolo del Family Day può davvero aspirare a essere politicamente influente? C’è chi avanza già alcune proposte, dichiarandosi favorevole alla trasformazione di una realtà come Generazione Famiglia in un vero e proprio partito politico. E c’è chi, invece, preferisce instradare la battaglia su binari più marcatamente culturali.

Mi preme, sul merito, fare qualche considerazione.

1) La battaglia in atto, quella per la difesa della famiglia basata sull’unione tra un uomo e una donna, è una battaglia più che politica: è eminentemente antropologica. Questo vuol dire che il discorso politico non può (e non deve) esaurire tutto il discorso che si sta facendo intorno al tema.

2) La politica di oggi fa molta fatica a capire e a recepire la complessità di certe istanze, imbrigliandole spesso e volentieri in discorsi che non colgono mai il cuore delle questioni. È un grave problema che va attribuito a mio avviso alla scarsa preparazione culturale di chi oggi rappresenta i cittadini nelle istituzioni.

3) Rimane poi un altro nodo molto difficile da sciogliere: capire chi ha veramente in mano l’agenda politica. Come ha detto ieri Ettore Gotti Tedeschi: «Le leggi da approvare o no sono decise e imposte a livello globale, o si accettano o si perde. La discussione sulle norme morali non avverrà più nei singoli Parlamenti nazionali».

Cosa fare, allora? Dimenticare del tutto la politica? Non penso sia questa la strada giusta da percorrere, ma occorre tenere ben presente che la politica di oggi è profondamente mutata rispetto a qualche decennio fa. La politica, di questi tempi, non è più il luogo principe per la discussione di istanze e per l’elaborazione di vere proposte di riforma. Nonostante tutto, un controllo sulla politica all’interno delle istituzioni è certamente imprescindibile, ma serve anche una presenza, e soprattutto una testimonianza, di altro tipo, con nuove modalità e all’interno di nuovi ambiti.

Il popolo del Family Day, unitamente ad altri consistenti settori della società, dovrà dunque riscoprirsi nel ruolo della ‘minoranza creativa’ di ratzingeriana memoria. Occorrerà agire in diversi settori della vita sociale e culturale, anche in quelli che ad un primo sguardo possono sembrare di minore interesse, riscoprendo – e reinterpretando in chiave contemporanea – alcuni validi esempi del passato che hanno permesso di creare comunità solide e coese. C’è bisogno di una presenza viva, attiva, salda, tenace e costantemente impegnata.

È una sfida di enorme portata e dovrà essere affrontata con la consapevolezza di incarnare una visione antropologica autenticamente umana. È una battaglia in cui la testimonianza avverrà con gli esempi di vita quotidiana e non più con semplici dichiarazioni di principio. È vero, forse per tanto tempo abbiamo potuto combattere su un solo fronte; da qui in avanti è quasi certo che non sarà più così. Ma c’è un’opportunità da cogliere: ognuno di noi potrà mettere a frutto i propri carismi nei diversi ambiti della società e della vita. E questo non è affatto poco.

Andrea Tosini

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