«Difendiamo la vita per comprendere il presente e progettare il futuro»

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Ettore Gotti Tedeschi, mons. Luigi Negri e Virginia Coda Nunziante all’incontro “Difendiamo la Vita” il 10 marzo 2016 a Ferrara

Il 10 marzo si è tenuto a Ferrara, nel salone di Casa Cini, l’incontro “Difendiamo la vita per comprendere il presente e progettare il futuro” alla presenza di Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, già presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, di Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia nazionale per la vita, e di mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio. L’evento, organizzato a cura dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi, aveva una funzione preparatoria in vista della sesta edizione della Marcia nazionale per la Vita, in programma a Roma per il prossimo 8 maggio.

CODA NUNZIANTE: «LA MARCIA È UN INNO ALLA BELLEZZA DELLA VITA». A Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia nazionale per la Vita, è toccato il compito di introdurre l’incontro “Difendiamo la vita”. Lo ha fatto spiegando le origini e il senso della Marcia, manifestazione che da alcuni anni a questa parte, a maggio di ogni anno, chiama a raccolta le varie realtà che compongono la galassia pro-life italiana. «La Marcia per la Vita – ha detto la dottoressa Coda Nunziante – è nata nel 2011 e ha preso spunto dalle grandi marce che si svolgono nella maggior parte dei paesi del mondo, in particolare quella di Washington, la cui prima edizione risale al 1973, anno dell’approvazione della legge sull’aborto negli Stati Uniti, ed è quindi la madre di tutte le marce». Un’iniziativa simile non era presente nel nostro Paese, almeno fino a qualche anno fa. «Nel 2011 ci siamo radunati a Desenzano per vedere quale sarebbe stata la risposta degli italiani ad un’iniziativa che non aveva mai avuto luogo – ha raccontato -. All’epoca eravamo circa 700 persone: non molte, ma abbiamo visto la soddisfazione delle famiglie e dei giovani presenti. Poi negli anni successivi ci siamo spostati a Roma, la Capitale, per dare un segnale forte al mondo politico oltre che per rappresentare un inno alla bellezza della vita».

GOTTI TEDESCHI: «LA NUOVA BIBBIA GNOSTICA» CONTRO LA VITA. L’economista Ettore Gotti Tedeschi, in una lezione breve ma certamente ricca di spunti, ha individuato le radici della cultura contraria alla vita. Radici che affondano nel terreno della gnosi, intesa in questo caso come «conoscenza dell’angelo ribelle caduto». La gnosi, per Gotti Tedeschi, arriva a ribaltare le realtà sulle quali si fonda il libro della Genesi. «Oggi – ha dichiarato – assistiamo alla vittoria della gnosi sulle quattro raccomandazioni del Creatore elencate nella Genesi: la teoria del gender mette in discussione il “maschio e femmina li creò”; il neomalthusianesimo l’”andate e moltiplicatevi”; l’ambientalismo il “sottomettete la terra”; l’animalismo il “sottomettete ogni animale ed essere vivente”. È una vera e propria nuova Bibbia: una Bibbia gnostica». Una visione che per l’economista piacentino ha potuto proliferare fondamentalmente grazie all’eresia. Tra queste, l’eresia dei catari, i quali «ritenevano che il corpo umano fosse l’origine del male», ma anche il protestantesimo, in cui «il rispetto dell’uomo crolla completamente, poiché tutto è legato alla grazia». Da menzionare, poi, anche il naturalismo alla Rousseau, in cui «la religione rivelata viene soppiantata dalla religione naturale, senza Dio», l’americanismo, «condannato da Leone XIII», che ha come unico obiettivo quello di «fare soldi» e l’ecumenismo, che consiste nella «relativizzazione della nostra fede, per non scontrarci con le altre fedi e con le altre culture». La via di uscita, per Gotti Tedeschi, è contenuta nell’enciclica Lumen Fidei: «La Chiesa – ha riportato – ha il compito di ricostruire il mondo: dovrà farlo con la preghiera, con il magistero e con i sacramenti». Una sfida che va assolutamente colta, perché «le religioni con i dogmi, come la nostra, non sono accettabili in un mondo globale e vanno quindi relativizzate». Occorre dunque evitare che la fede venga ridotta semplicemente a «un modello di etica socialmente utile».

NEGRI: «SE NON SI DIFENDE LA VITA, LA FEDE È DEBOLE». Il cammino indicato da Gotti Tedeschi è stato sostanzialmente ripreso, nella parte conclusiva dell’incontro, anche da mons. Luigi Negri, che ha posto l’accento sul ruolo della testimonianza. «Il valore di una società – ha rilevato l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio – è che in essa tutte le realtà possano essere autenticamente presenti con la loro identità, con la loro cultura, con la loro etica; ciascuno incrementi quindi la società a partire dalla sua testimonianza». Una testimonianza di fede che però, nel caso specifico, deve andare di pari passo con la difesa della vita: «Non si può avere la fede e disinteressarsi del valore della vita», perché tra queste due realtà «c’è una continuità profonda sul piano culturale, storico e dell’impegno: la Marcia per la Vita è un impegno in questo senso. Se non si difende la vita, la fede è debole. Anzi, se non si difende la vita, è molto probabile che la fede sia falsa o totalmente sopita nella mentalità mondana». È quindi opportuno, per mons. Negri, prendere atto del grande problema culturale che affligge la Chiesa di oggi: «La Chiesa è investita da una gravissima crisi culturale che tende a subordinare la fede al mondo, che tende a subordinare la novità della fede cristiana alla mentalità di questo mondo». Una situazione che richiede di fare «un passo nel senso dell’esperienza della fede e della sua testimonianza nel mondo», trasformando questa esperienza «in una capacità di giudizio su ciò che accade».

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 18 marzo 2016

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