Mons. Audo: «La presenza cristiana ad Aleppo è a rischio»

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Mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo (Siria)

A Ferrara la testimonianza di mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, sulla drammatica situazione dei cristiani in Medio Oriente

Unità e presenza. È intorno a queste due parole chiave che è passato il filo conduttore dell’incontro con mons. Antoine Audo, tenutosi lo scorso 28 aprile presso il Seminario arcivescovile di Ferrara. Mons. Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, ha fatto visita alla nostra Arcidiocesi nell’ambito di un viaggio in Italia promosso dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Unità, dunque, «perché – come ha detto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, nel suo saluto a mons. Audo – la Chiesa è una sola e ciò che sta accadendo ricorda a noi di Ferrara-Comacchio che i confini della nostra diocesi arrivano fin lì e i confini della vostra diocesi arrivano fin qui». Ma anche presenza, perché, per quanto possibile, «si vuole aiutare i cristiani che vivono in queste difficili situazioni a non lasciare i luoghi della loro presenza cristiana, i luoghi in cui hanno incontrato e vissuto la fede». Due concetti di fondamentale importanza per riflettere «sull’approfondimento della comune appartenenza alla Chiesa» e sul nostro «essere fratelli degli uomini in quanto fratelli di Gesù Cristo». L’incontro, presentato dal direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia, Alessandro Monteduro, ha anche rappresentato l’occasione per presentare l’iniziativa della Fontana di Trevi illuminata di rosso, tenutasi la sera del 29 aprile, in ricordo dei martiri, cristiani e non solo, perseguitati in Medio Oriente e nel resto del mondo.

MONS. AUDO: «LA PRESENZA CRISTIANA AD ALEPPO È A RISCHIO». La testimonianza di mons. Audo, che parla di una Siria martoriata da anni di guerra e di terrore, si fa sentire in tutta la sua drammaticità. «Ogni giorno dobbiamo aspettarci dei morti – ha detto il vescovo caldeo – e chi sopravvive deve fare i conti con la povertà generale. Nella nostra terra c’era una presenza cristiana viva, ma essa è stata in gran parte distrutta; nella sola Aleppo risiedevano circa seicento famiglie caldee, ma oggi più della metà di esse sono partite». Una situazione complicata anche dalla mancanza di punti di riferimento per i cristiani che abitano quei luoghi: «Ad Aleppo – ha testimoniato – due vescovi ortodossi, il siro-ortodosso Youhanna Ibrahim e il greco-ortodosso Boulos al-Yaziji, che conosco bene essendo miei amici, sono stati rapiti tre anni fa e di loro non si sa più niente. Questo è desolante per le loro comunità, perché quei cristiani sono come orfani senza padre e senza pastore». Ma la minaccia più temuta è quella dell’arrivo del Daesh, il sedicente Stato islamico: «Abbiamo molta paura dell’arrivo del Daesh – ha dichiarato -, perché vuole entrare ad Aleppo e farne una nuova Mosul (la città dell’Iraq settentrionale da quasi due anni nelle mani dei miliziani islamisti, ndr). Questo significherebbe la fine della presenza cristiana nella nostra città». Tuttavia, ha insistito mons. Audo riprendendo la parole di papa Francesco, «non possiamo immaginare un Medio Oriente senza la presenza dei cristiani, perché la presenza cristiana è importante anche per i musulmani». Affermazione importante, soprattutto in un contesto che vede «un Islam chiuso in se stesso e con una grande paura della modernità». Il problema, però, ha anche una portata internazionale, con «gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e la Turchia che usano il Daesh per distruggere e dividere la Siria». Più in generale, mons. Audo ha infine riscontrato la grave responsabilità di un Occidente «interessato soltanto al potere economico, che guarda e non fa niente».

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 6 maggio 2016 (pag. 7)

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