Annunciare il Vangelo in un mondo digitale

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Michele Scaringella

Presentato a Casa Cini il volume “Internet e Nuova Evangelizzazione”, di Michele Scaringella

“Internet e Nuova Evangelizzazione”. Un connubio particolare ma al tempo stesso fondamentale, soprattutto in un’epoca digitale come la nostra. È questo il titolo del volume realizzato da Michele Scaringella, diacono e insegnante di Religione Cattolica. La pubblicazione, edita da Mimep-Docete, fa parte della collana “Con occhi nuovi”, curata dall’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi. La presentazione si è tenuta lo scorso 13 maggio nel salone di Casa Cini a Ferrara, nel primo appuntamento di un percorso che porterà all’inaugurazione, il prossimo 5 giugno, delle strutture che ospiteranno l’Ufficio Comunicazione Sociali dell’Arcidiocesi (Ucs). All’evento, oltre all’autore, erano presenti l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, e il direttore dell’Ucs, mons. Massimo Manservigi.

SCARINGELLA: «LA CHIESA NON SI CONTRAPPONE AI MEDIA». «L’idea del libro – ha detto Scaringella – nasce da una domanda: come si può oggi annunciare il Vangelo in un mondo digitale che cambia velocemente?». Una sfida che per la Chiesa non è certo nuova, anche perché «il primo documento ufficiale sul tema, la Vigilanti Cura di Pio XI, risale al 1936, in particolare riguardo al cinema». Il rapporto tra Chiesa e media ha poi avuto una tappa fondamentale nel 1975, con la Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, che invita a «trovare nuovi mezzi per annunciare il Vangelo nel mondo contemporaneo». La vera svolta è però arrivata nel 1979, con il discorso di Giovanni Paolo II a Nowa Huta e con la necessità, «all’alba del terzo millennio, di annunziare nuovamente il Vangelo con una Nuova Evangelizzazione. Si è trattato del primo accostamento delle parole ‘Nuova’ ed ‘Evangelizzazione’». Il tema dell’evoluzione dei media ha poi trovato uno spazio nella Redemptoris Missio, del 1990, «in cui si parla di ‘nuovi areopaghi’» e quindi dell’esigenza di «valutare nuovi linguaggi, nuovi atteggiamenti psicologici ed eventuali azioni pedagogiche». Parole che per Scaringella «mettono in risalto lo spirito profetico della Chiesa». In definitiva, «la Chiesa non è mai stata contrapposta ai media, che sono un dono di Dio. La Chiesa dice che i media vanno usati bene, perché il rischio è quello di nascondersi dietro una maschera. La rete non si contrappone alla vita, ma deve essere un’integrazione di quest’ultima». La metafora utilizzata per spiegare il concetto è quella dell’oasi. «Occorre creare delle oasi in un deserto digitale e far capire che c’è qualcosa di bello: la relazione umana; una relazione che tenga conto di tutti gli aspetti dell’umano, perché l’essere umano è bello nel suo insieme, nei pregi e nei difetti».

MONS. NEGRI: «GUARDARE L’ORIZZONTE PRIMA DEL PARTICOLARE». L’importanza dell’annuncio è stata ribadita anche da mons. Negri. «La Chiesa – ha ricordato – non può rinunziare ad annunziare il Vangelo, e più volte nella storia la Chiesa ha dovuto rinnovare totalmente l’annunzio». L’Arcivescovo ha quindi fatto un duplice invito: «a guardare l’orizzonte prima del particolare» e a focalizzarsi «sull’entusiasmo della fede prima che sull’entusiasmo per i media». Un monito a centrare sempre l’attenzione sul cuore delle cose: «Non bisogna enfatizzare gli strumenti – ha concluso -, perché quello che conta è il fondo della questione».

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 20 maggio 2016 (pag. 10)

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