Immigrazione: opportunità o problema?

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Migranti tunisini a Lampedusa (foto Alberto Pizzoli – AFP Photo / Getty Images)

La questione dell’immigrazione è al centro dell’attenzione sociale, politica e mediatica ormai da diverso tempo in tutta Europa. Una questione vitale che, come ha precisato l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, «è di tutta la società, non degli esperti o dei politici». Per provare ad affrontare il tema in maniera approfondita e per non cadere nella trappola delle semplificazioni ideologiche, lo scorso 23 maggio si è svolto presso la Sala Estense di Ferrara un incontro dal titolo “Immigrazione: opportunità o problema?”, con la presenza di due relatori di primissimo piano: Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, presidente dello Ior dal 2009 al 2012, e Alfredo Mantovano, magistrato e politico, già sottosegretario al Ministero dell’Interno.

GOTTI TEDESCHI: «L’IMMIGRAZIONE NON È UN FENOMENO CASUALE». L’intervento dell’economista Ettore Gotti Tedeschi è partito da una domanda: come nasce il problema immigrazione? E soprattutto, riprendendo le sue stesse parole, «si tratta di un fenomeno legato a un progetto voluto e stimolato oppure di un dato occasionale o fortuito?». Per il Professore, «chi ha l’illusione di pensare che certe cose succedano per caso, sarebbe bene che facesse più attenzione ai documenti scritti»; il riferimento è al Rapporto Kissinger del 1974 e successivi e a tutti i documenti ufficiali elaborati dall’Onu e dalle sue agenzie fino al 2001. «Molti osservatori credibili – ha detto – ritengono che ci sia un progetto sottostante, perché il mondo globale vuole quattro cose essenziali: l’omogeneizzazione delle culture, la relativizzazione delle religioni con i dogmi, un governo mondiale realizzato attraverso organismi specifici (es. Fmi, Oms, ecc.) e una popolazione in decrescita». Un progetto che, sulla base del Rapporto Kissinger, dev’essere attuato da leader del terzo mondo, non da occidentali; una mossa studiata affinché «non si creda che sia l’Occidente ricco e potente a provocare questi cambiamenti».

Il bersaglio principale di questa strategia, per Gotti Tedeschi, è il Cristianesimo, tanto che appare opportuno parlare di ‘reingegneria anticristiana’, da realizzare attraverso «progetti di immigrazione forzata, in cui l’arrivo di giovani immigrati ridimensiona la struttura della società». Tale strategia pone però un problema di non poco conto: in Italia, infatti, stando ai calcoli, «ci sarebbe bisogno di dieci milioni di immigrati in più, e dovrebbero essere immigrati che lavorano e producono allo stesso livello della media della popolazione italiana». La domanda sorge dunque spontanea: «Abbiamo le risorse per integrare dieci milioni di persone?». È evidente, arrivati a questo punto, la necessità di saper tradurre in pratica certe parole e certe formule: «Tutti abbiamo espresso una volontà di accoglienza – ha ricordato – ma nessuno è in grado di affrontarla nelle spiegazioni di come si deve fare». Le soluzioni possibili? Per Gotti Tedeschi sono molteplici, a cominciare da «maggiori investimenti nei luoghi di provenienza dei migranti» passando per la «cancellazione dei dazi alle importazioni dei paesi poveri»; di vitale importanza, poi, «spegnere i focolai di guerre e decidersi a fronteggiare l’Isis, magari dicendo basta all’esportazione di armi».

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 27 maggio 2016 (pag. 3). L’articolo relativo all’intervento di Alfredo Mantovano, a cura di Andrea Musacci, si trova sull’edizione digitale e cartacea del settimanale.

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