Corpus Domini, una testimonianza pubblica di fede

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La processione del Corpus Domini a Orvieto (fonte: inorvieto.it)

Oggi la Chiesa celebra la solennità del Corpus Domini, la ricorrenza in cui si fa memoria della reale presenza del Corpo e del Sangue di Cristo nell’eucaristia. Si celebra ogni anno il giovedì successivo alla prima domenica dopo la Pentecoste – anche se in Italia è stata spostata alla domenica successiva – e affonda le proprie radici nel XIII secolo, precisamente nella diocesi di Liegi (Belgio). La solennità del Corpus Domini è ufficialmente diventata festa di precetto con la bolla Transiturus de hoc mundo del 1264, di papa Urbano IV.

La caratteristica più evidente e assolutamente centrale di questa celebrazione è la processione con la quale l’ostia consacrata, posizionata all’interno di un ostensorio, viene portata, sotto un baldacchino che ne evidenzia la presenza, nelle strade della città. È un aspetto che oggi assume una valenza ancora maggiore. Infatti, in tempi di secolarizzazione spinta, la processione del Corpus Domini mette in luce in maniera ancor più decisa uno dei suoi significati originari, vale a dire la testimonianza pubblica della fede.

Una bella spiegazione di tutto questo la offre mons. Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana di Milano: «[La solennità del Corpus Domini] è una testimonianza pubblica perché la processione è interpretata come uno specchio della Chiesa, una Chiesa di sua natura itinerante che cammina per le strade della storia in mezzo a tutti i popoli, sorretta e guidata dall’eucaristia, cioè da Cristo stesso che offrendo la Sua vita, ci ha donato la salvezza e un traguardo sicuro verso cui dirigere i nostri passi incerti».

Una Chiesa in uscita, dunque, che esce dalle quattro mura del suo edificio per incontrare ed abbracciare il mondo, anche il mondo dominato dallo scetticismo e spesso lontano da una fede davvero sentita. Un evento di popolo portato avanti da fedeli imperfetti, come è imperfetto ogni uomo e ogni donna di questo mondo, ma con la certezza di essere accompagnati, attraverso una stretta vicinanza, dalla presenza del Signore Gesù.

Un aspetto, quello della processione, che a molti potrà sembrare puramente ‘folcloristico’. È però nella sua essenza profonda che si trova il significato vero: un significato certamente religioso, ma anche autenticamente popolare, di un popolo che sa di appartenere a Dio ma che non dimentica di vivere in una comunità sempre desiderosa, il più delle volte inconsapevolmente, di incontrare quell’Amore unico e grande che ogni giorno dona vita e speranza al popolo dei fedeli.

Andrea Tosini

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