«Sii testimone verace di Gesù Cristo»

L’omelia di mons. Luigi Negri per l’insediamento di mons. Massimo Manservigi a parroco di S. Stefano Protomartire a Ferrara

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Un momento della celebrazione del 5 giugno 2016

È stata un’omelia centrata principalmente sul tema del miracolo quella che l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Luigi Negri, ha pronunciato domenica 5 giugno a Ferrara nella Chiesa di S. Stefano Protomartire, ufficialmente riaperta dopo i lavori post-terremoto. Un evento che è coinciso con l’insediamento di mons. Massimo Manservigi come parroco e di Michele Scaringella come diacono permanente. «Può essere che ti accada quel che è accaduto a Elìa e al Signore. Può essere che ti venga davanti una madre che rabbiosamente o addirittura mostrandoti i pugni ti dica: “Sei venuto per rovinare la mia famiglia, per ammazzare mio figlio”», ha esordito mons. Negri rivolgendosi a mons. Manservigi, citando l’episodio della vedova di Sarepta di Sidòne, narrato nel primo libro dei Re. «E può essere – ha aggiunto l’Arcivescovo – che a un uomo di Dio, come sei tu, accada di fare miracoli». Qui mons. Negri si è soffermato sul significato vero della parola ‘miracolo’, un significato spesso frainteso anche negli ambiti più vicini alla Chiesa: «Il miracolo – ha detto – non è che si aggiunga qualche mese o qualche anno alla vita che, biologicamente parlando, è destinata a concludersi. Il miracolo vero è la presenza di Cristo e noi sacerdoti rendiamo presente nel mondo Cristo». Portare questa presenza richiede però ad ogni sacerdote un atteggiamento votato all’essenzialità: «Non ingombriamo i nostri discorsi di parole tratte dalle nostre personali elucubrazioni, come dice tante volte San Paolo», perché «dalla nostra bocca fluisce l’annunzio incredibile e realissimo: il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi».

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Mons. Massimo Manservigi

Al centro di tutto rimane dunque Cristo, «redentore dell’uomo e del mondo, centro del cosmo e della storia», secondo una definizione data da San Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica, la Redemptor Hominis. «Il mondo – ha proseguito mons. Negri – non ha bisogno di piccoli ‘miracolini’ nei quali si sintetizzano tante attese inutili o strane. Il mondo ha bisogno del miracolo della fede, della carità, di una vita nuova posseduta da noi perché comunicata da Dio, che diventa il contenuto della nostra continua e quotidiana missione agli uomini». L’esigenza che in definitiva si avverte è dunque quella di «dire all’uomo di oggi come a quello di duemila anni fa: “tu puoi non morire”; un compito che promana direttamente dalla nostra fede personale e che diventa servizio ai nostri fratelli». L’invito conclusivo del Vescovo al neo-parroco è quindi ruotato intorno al tema della testimonianza: «Caro don Massimo, cura una cosa sola, prima di tutto e soprattutto: di essere per il tuo popolo, come diceva Paolo di sé, testimone verace di Gesù Cristo».

Infine, nel saluto rivolto alla sua nuova comunità, mons. Manservigi ha sottolineato l’impegno nel cercare di «costruire pian piano il tessuto del rapporto con le persone che da tanto tempo non hanno un punto di riferimento nella parrocchia». Un impegno che si accompagnerà anche all’effettiva realizzazione dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, che avrà sede proprio nei locali della parrocchia di Santo Stefano e che sarà dedicato alla memoria di Marco Ruscetta, collaboratore di questo settimanale scomparso nel gennaio 2014.

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 10 giugno 2016, pag. 8

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