Una nuova chiesa capace di ricucire un territorio frammentato

Lo scorso 9 giugno si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del progetto definitivo per la costruzione della nuova Chiesa di San Giacomo all’Arginone. Una proposta formulata per la prima volta parecchi anni fa: un’idea da concretizzare anche per realizzare un nuovo polo di aggregazione in una zona della Città caratterizzata da un tessuto urbanistico frammentato. Abbiamo allora chiesto ulteriori delucidazioni al responsabile del progetto, l’ing. don Stefano Zanella, direttore dell’Ufficio Tecnico e Beni Culturali dell’Arcidiocesi. La Voce di Ferrara-Comacchio pubblica qui un’intervista esclusiva.

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Don Stefano Zanella con il progetto della nuova Chiesa di San Giacomo all’Arginone a Ferrara. (Foto La Nuova Ferrara)

Da tempo si parlava di realizzare una nuova chiesa in quell’area. Per quale motivo era necessario costruirla? Non sarà la classica ‘cattedrale nel deserto’?

Dal 2002 si è iniziato a pensare ad un progetto per allargare lo spazio della Parrocchia di San Giacomo all’Arginone, perché l’attuale Chiesa era un vano dell’asilo e quindi si è pensato di realizzare nuovi spazi – chiesa, canonica e oratorio – per dare più autonomia alla Parrocchia e più spazi per i bambini e per le attività parrocchiali. Qualcuno potrebbe pensare ad una cattedrale nel deserto, ma il progetto complessivo che è stato visionato dalla Cei attraverso i progetti pilota del 2011 è un progetto per tutto il complesso parrocchiale, non solo la Chiesa. Quindi il nostro intento era dare al territorio dell’Arginone uno spazio sia interno che esterno per creare più aggregazione, per cui all’esterno ci saranno la piazza e gli spazi verdi, che oggi non esistono; all’interno ci saranno invece più spazi per tutte le attività parrocchiali, come un salone multimediale. Da circa un anno a questa parte, poi, la Parrocchia dell’Arginone non sta lavorando da sola, ma all’interno di un’unione pastorale tra tre comunità: Mizzana, San Giuseppe Lavoratore e Arginone; queste tre comunità parrocchiali avranno ovviamente bisogno di maggiori spazi e quindi il progetto diventerà utile soprattutto per questa unione tra più persone e più realtà.

Chi si occupa della progettazione e della realizzazione?

Lo studio di progettazione che ha vinto il concorso della Cei è lo studio Miralles Tagliabue EMBT di Barcellona. L’architetto è Benedetta Tagliabue, lo strutturista è uno studio di Orio al Serio (Bergamo) e l’artista è Enzo Cucchi, il liturgista della chiesa è il prof. don Roberto Tagliaferri dell’Università di Padova. Questi, insieme, stanno ultimando quelle che sono le richieste fatte dalla Parrocchia e dalla Diocesi per riuscire a realizzare una chiesa che non sia solo un oggetto architettonico contemporaneo particolare, ma che sia prima di tutto un edificio di culto ‘leggibile’ agli occhi del fedele, pur nella sua particolarità.

Quali saranno le tempistiche per la realizzazione?

Le tempistiche di realizzazione sono le seguenti: entro il mese di giugno verrà presentato il progetto in Comune per ottenere l’approvazione, poi, entro settembre, speriamo di iniziare a fare la gara d’appalto che consentirà alla Parrocchia di poter vedere iniziati i lavori nel gennaio 2017 ed ultimati entro la fine dell’anno 2019.

Ci sono delle caratteristiche che renderanno unica e riconoscibile questa Chiesa a Ferrara?

La particolarità di questo progetto sta soprattutto nei nomi che sono all’interno del progetto, tutti di livello internazionale. La particolarità sarà sì la Chiesa stessa, ma ancora di più le opere d’arte che saranno al suo interno. Tutto questo, se ben realizzato, potrà dare lustro a una parte della Città che sembra un po’ dimenticata, visto che non ha un’urbanistica ben definita e nemmeno degli edifici che spicchino per bellezza architettonica. Da parte nostra, la Chiesa non sarà un edificio sovrastante gli altri, l’altezza massima sarà di 10 metri e la particolarità sarà soprattutto nella copertura della Chiesa e dell’edificio, che forma un’onda che abbraccia l’esistente fabbricato, così che quest’ultimo non risulti ‘staccato’ dalla zona abitata, ma sia inglobato all’interno dell’abitato stesso. Dall’altra parte, essendo un progetto contemporaneo, saranno utilizzati forme e mteriali innovativi per riuscire a garantire all’edificio un’autonomia dal punto di vista del risparmio energetico e dell’ecosostenibilità.

Con quali fondi sarà realizzata?

I fondi con i quali verrà realizzato questo complesso parrocchiale vengono erogati per la maggior parte dalla Cei attraverso i progetti pilota della nuova edilizia di culto con il contributo dell’otto per mille. Il costo preventivato è pari a 3,3 milioni, di cui il 75% viene dato dalla Cei; il restante verrà diviso tra la Parrocchia e l’Arcidiocesi. Oltre a questi, ci sarà anche un contributo pari a circa 430mila euro per le opere d’arte che verrà interamente pagato dalla Cei. Comprendo che tale spesa possa sembrare assurda in questo momento storico, con tante chiese terremotate. Certo è che questa tipologia di proposta arrivata dalla Cei balza un po’ agli occhi, ma da parte della Diocesi e della Parrocchia è una spesa molto inferiore a quello che si dovrebbe spendere per riuscire a realizzare da soli un progetto che possa servire alle realtà parrocchiali. Per noi è un investimento per il futuro di una zona del nostro territorio, ci auguriamo che possa diventare un esempio per altre possibili unioni pastorali al fine di creare spazi di aggregazione.

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 17 giugno 2016, pag. 8

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