Quarenghi 2016: i CAV alleati della donna per scegliere la vita

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Bruna Rigoni, vicepresidente del Movimento per la Vita

 

Terza giornata di lavori al Life Happening dei giovani del Movimento per la Vita che si sta svolgendo questa settimana alla Colonia San Benedetto a Cetraro (Cosenza). I protagonisti della giornata di mercoledì 27 luglio sono stati i volontari dei Centri di Aiuto alla Vita, che hanno spiegato ai giovani il funzionamento delle strutture di aiuto alla vita e condiviso le loro storie e le loro esperienze. Tre gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata: Giuseppe Grande, vicepresidente del MPV e coordinatore di SOS Vita, Bruna Rigoni, vicepresidente MPV italiano e Matteo Cioè, responsabile del servizio SOS Vita web.

GRANDE: «IL NOSTRO È UN VOLONTARIATO DI ACCOGLIENZA»

«Il nostro è un volontariato di accoglienza». Con queste parole Giuseppe Grande, ha presentato l’attività di SOS Vita, la rete, contattabile per telefono (800.813.000) o via internet (www.sosvita.it) per offrire assistenza alle donne nel caso di una gravidanza indesiderata. Una rete che, come ricordato da Grande, «conta 20 operatori web (più altri in formazione), 30 volontari telefonici», il tutto come supporto ai 345 Centri di Aiuto alla Vita operanti in tutta Italia, a loro volta parte di una rete di 1.800 centri in tutto il mondo, coordinati da una federazione mondiale, la Heartbeat International. «I nostri volontari – ha proseguito Grande – fanno una vera attività di peacekeeping, perché accolgono una donna, una mamma, e insieme a lei anche il figlio. Non ci mettiamo contro le donne, come qualcuno sostiene, noi restiamo accanto alle donne».

RIGONI: «LE TRE COSE PIÙ IMPORTANTI? ACCOGLIERE, ASCOLTARE, ABBRACCIARE»

«In trentacinque anni di volontariato per la vita non mi è mai successo di dire “sono stanca”». Ha esordito così Bruna Rigoni, vicepresidente del MPV, rivolgendosi ai giovani presenti in sala, avvertendoli però che questo impegno significa anche «fare i conti con i fallimenti». È quindi fondamentale «l’umiltà, unitamente alla collaborazione di diverse sensibilità». In ogni caso, questo tipo di volontariato permette di «vivere accanto a persone reali, con problemi reali, un’esperienza che ci rende parte di un disegno provvidenziale, in cui noi siamo quel piccolo tassello che serve per completare il mosaico». Decisivo, a questo proposito, tenere conto «delle tre cose più importanti: saper accogliere, saper ascoltare, saper abbracciare». Atti semplici ma pienamente umani, nella consapevolezza che – per riprendere le parole della Beata Madre Teresa di Calcutta – «quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano; ma se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno».

CIOÈ: «SOS VITA WEB DÀ LA POSSIBILITÀ DI APRIRSI»

Matteo Cioè è uno studente di Roma. A lui è toccato il compito di illustrare il servizio SOS Vita web, uno sportello virtuale di ascolto per le donne alle prese con una gravidanza problematica. «È un servizio che funziona attraverso una chat – ha spiegato – ed è in forma completamente anonima, potendo comunicare con un nickname». Una caratteristica capace di dare molti vantaggi alle donne che chiedono aiuto: «Il fatto di non vedere o sentire l’interlocutore – ha aggiunto – permette loro di sentirsi più libere di parlare e quindi incoraggiate ad aprirsi».

Comunicato stampa n. 6 del 27 luglio 2016 del Life Happening 2016 ‘V. Quarenghi’, a cura di Andrea Tosini e Massimo Magliocchetti.

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