11 settembre, 15 anni dopo. Il gravoso compito della memoria

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Quindici anni. Sono già passati quindici anni da quel terribile 11 settembre del 2001. Stampate nella mente, ricompaiono ancora nitide le immagini delle Twin Towers di New York avvolte dalle fiamme e dal fumo subito dopo lo schianto dei due aerei dirottati da menti che definire criminali sarebbe estremamente riduttivo. All’epoca avevo 18 anni, mancavano pochi giorni all’inizio del mio quinto anno di scuole superiori, quello che mi avrebbe portato alla maturità. Una giornata cominciata come tante altre, in Italia come negli Stati Uniti. Almeno in apparenza, perché di lì a poco tutto sarebbe cambiato. Nel primo pomeriggio ogni canale televisivo trasmetteva la stessa immagine: qualcosa di grave, molto grave, era evidentemente accaduto. Le edizioni straordinarie dei telegiornali si susseguivano incessantemente, ed erano edizioni straordinarie decisamente più straordinarie del solito, tanto che gli stessi giornalisti della tv, spesso abituati ad annunciare in diretta tragiche notizie, si trovavano non di rado in preda ad emozioni non facili da gestire.

Su questo attacco, tanto si è detto e tanto si è scritto, in ogni sede. Per questo motivo non è sicuramente il momento di approfondire il tema nei dettagli. Ma a distanza di tutti questi anni, quello che ormai possiamo dire con certezza è che è stato un evento che ha cambiato tantissimo le nostre percezioni sul modo di vedere il mondo e di svolgere le nostre attività. In tutti questi anni, magari inconsapevolmente, abbiamo provato a mantenere lo stile di vita di sempre; ma in un modo o nell’altro, anche senza pensarci quotidianamente, abbiamo dovuto fare i conti con un nemico diverso, con una sfida e una minaccia tutta nuova, a cui noi occidentali non eravamo certamente abituati. È stato il momento che a detta di molti ha segnato il definitivo passaggio di testimone dal Ventesimo al Ventunesimo secolo. Un lascito pesante, perché dopo quindici anni troppe cose rimangono incerte nelle nostre vite, oggi molto più di allora. Ci sentiamo indubbiamente più fragili ed esposti, anche se inconsciamente desideriamo tenere lontano lo spettro di questa minaccia che può cambiare volto ma rimane sempre potenzialmente presente sul nostro cammino.

Ripensare a quei tragici momenti può comunque rappresentare una valida lezione per il futuro. È il gravoso compito della memoria, un dovere da portare avanti per le nuove generazioni, soprattutto per quei ragazzi che nel 2001 erano davvero troppo piccoli per rendersi pienamente conto di quel fatto. Un dovere da onorare, con la consapevolezza che la difesa della nostra storia e della nostra identità, contrariamente a quanto propagandato da certa narrazione, è un requisito fondamentale per costruire un autentico mondo di pace.

Andrea Tosini

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