«Madre Teresa, generosa dispensatrice della misericordia divina»

Il resoconto della cerimonia per la canonizzazione della Beata Madre Teresa di Calcutta, lo scorso 4 settembre in Piazza San Pietro.

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A detta di molti, la canonizzazione di Madre Teresa ha rappresentato il momento culminante dell’Anno Santo della Misericordia. Un’affermazione certamente appropriata, il cui significato non è da cogliere tanto sul piano dei numeri, quanto piuttosto su quello del significato, perché Madre Teresa è sicuramente una delle principali figure che nel corso del XX secolo hanno concretamente rappresentato l’ideale e la pratica di una misericordia viva e incarnata.

A Roma, domenica 4 settembre, nonostante il gran caldo, oltre 100mila persone hanno gremito Piazza San Pietro. Tanti i fedeli provenienti da ogni parte del mondo, come hanno testimoniato le numerose bandiere nazionali presenti in ogni punto della piazza. Molti i pellegrini provenienti dall’India, il Paese in cui Madre Teresa operò per la maggior parte dei suoi anni, e anche tante suore delle Missionarie della Carità, la congregazione che la ‘suora degli ultimi’ fondò nel 1950.

Un evento, quello della canonizzazione di Madre Teresa, che si è protratto per più giorni attraverso una lunga serie di iniziative che si sono tenute nella città di Roma. Tra queste ricordiamo la veglia di preghiera presieduta dal cardinale Vallini nella Basilica di San Giovanni in Laterano venerdì 2 settembre e la venerazione delle reliquie di Madre Teresa, nelle giornate del 5 e 6 settembre, sempre nella cattedrale romana. A queste iniziative si sono aggiunti altri eventi organizzati da movimenti e associazioni che a vario titolo si sono sempre ispirati alla vita di Madre Teresa. Momenti che hanno potuto offrire l’ennesima testimonianza del profondo segno che la piccola suora degli ultimi ha lasciato in ogni angolo del mondo.

L’OMELIA DI PAPA FRANCESCO: «CONTINUEREMO A DIRE ‘MADRE TERESA’»

«Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle “Madre Teresa”. Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione».

È proprio il concetto di “amore gratuito” una delle chiavi dell’omelia di papa Francesco nel corso della cerimonia; un amore gratuito che deve però tradursi in opere di misericordia e sostanziarsi nella carità: papa Francesco ha infatti sottolineato che «non esiste alternativa alla carità». Un appello alla concretezza e a un impegno costante e duraturo, «perché la vita cristiana – ha ricordato il Pontefice – non è un semplice aiuto che viene fornito nel momento del bisogno. Se fosse così sarebbe certo un bel sentimento di umana solidarietà che suscita un beneficio immediato, ma sarebbe sterile perché senza radici. L’impegno che il Signore chiede, al contrario, è quello di una vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore».

È dunque un impegno da vivere profondamente e senza riserve, perché «la sequela di Gesù è un impegno serio e al tempo stesso gioioso; richiede radicalità e coraggio per riconoscere il Maestro divino nel più povero e scartato della vita e mettersi al suo servizio. Per questo, i volontari che servono gli ultimi e i bisognosi per amore di Gesù non si aspettano alcun ringraziamento e nessuna gratifica, ma rinunciano a tutto questo perché hanno scoperto il vero amore». Impegno che significa anche e soprattutto presenza, perché «dovunque ci sia una mano tesa che chiede aiuto per rimettersi in piedi, lì deve esserci la nostra presenza e la presenza della Chiesa che sostiene e dona speranza. E, questo, farlo con la viva memoria della mano tesa del Signore su di me quando ero a terra».

Infine, papa Francesco è tornato, pur senza citarla esplicitamente, sul tema a lui molto caro della lotta alla ‘cultura dello scarto’; in questo senso, Madre Teresa è stata senz’altro uno degli esempi più luminosi e significativi di questa lotta, con un particolare riferimento ai bambini non ancora nati. «Madre Teresa – ha detto papa Francesco -, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che “chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero”».

Una vita intera spesa a servizio degli ultimi, dei malati, degli emarginati. Una vita come segno della vicinanza di Dio ai più poveri. Un esempio di santità certamente molto lontano dai modelli che il mondo di oggi propone. Proprio per questo motivo la canonizzazione di Madre Teresa nel cuore del Giubileo della Misericordia assume un significato particolarmente incisivo. Un messaggio chiaro, alla cui base sta un’opera discreta e silenziosa, ma al tempo stesso presente e viva, soprattutto in quei luoghi, fisici ed esistenziali (le ‘periferie’ più volte nominate da papa Francesco), in cui si avverte in maniera più forte la necessità di una presenza autenticamente misericordiosa. Santa Teresa di Calcutta, come “una piccola matita nella mano di Dio”, come lei stessa si definiva, rimane a testimoniarci, oggi ancor più di ieri, questa fondamentale verità.

Andrea Tosini


Dateli a me”, l’omaggio del Movimento per la Vita a Madre Teresa

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Madre Teresa di Calcutta è ricordata per il suo instancabile impegno per la difesa della vita umana, in particolare contro l’aborto e in difesa dei bambini non ancora nati. Un impegno che nel 1990 le valse il titolo di ‘presidente onoraria dei movimenti per la vita di tutto il mondo’. Per questo motivo, alla vigilia della sua canonizzazione, il Movimento per la Vita italiano (MpV) ha organizzato una giornata di preghiera e meditazione con arte e musica dal titolo ‘Dateli a me’; un titolo eloquente, che riprende una preghiera che Madre Teresa era solita ripetere in numerose occasioni: «Se avete paura del bambino che sta per nascere, datelo a me, ne avrò cura io e Dio si prenderà cura di lui».

L’evento si è tenuto nel pomeriggio di sabato 3 settembre presso la Basilica di Santa Anastasia al Palatino a Roma. Dopo i saluti di Padre Alberto Pacini, rettore della Basilica, e di Gian Luigi Gigli e Carlo Casini, rispettivamente presidente e presidente onorario del MpV, ha avuto inizio l’omaggio musicale a Madre Teresa, curato nella prima parte dal Maestro Alberto Caruso e nella seconda dalla Corale per la Vita. L’attore Marco Prosperini ha quindi recitato alcuni pensieri della suora di Calcutta. Dopo la S. Messa, l’evento si è concluso con un omaggio di danza e recitazione, intitolato ‘La misura dell’amore’, a cura di Giulia Maria Gallo, Chiara Nardi e Carol Cristofari.

A margine dell’iniziativa, il presidente del Movimento per la Vita italiano, Gian Luigi Gigli, ha dichiarato: «L’aborto è il più grave attentato alla pace nel mondo e Madre Teresa lo ha ripetuto in tutte le sedi, perché se è possibile uccidere un bambino indifeso nel ventre della madre, allora è possibile qualunque tipo di violenza all’interno di una società ed è possibile la violenza tra una società e l’altra, è possibile la guerra. Credo che non a caso, in questo clima di violenza, ci sia anche la mancanza di totale rispetto per il primo e più elementare dei diritti dell’uomo: il diritto alla vita. Il Movimento per la Vita italiano continuerà a lavorare sulle orme di questo insegnamento della sua presidente onoraria».

Carlo Casini, presidente onorario del MpV, ha invece ricordato il suo incontro personale con Madre Teresa, la cui memoria rimane preziosa ancora oggi. «Tra i poveri c’è anche il bambino non nato, che merita il nostro amore e la nostra attenzione – ha detto Casini -; non possiamo dimenticare questo messaggio di Madre Teresa. Sebbene la sua spiritualità e la sua santità siano un oceano che riguarda tante cose, dimenticare questo aspetto significherebbe dimenticare un suo elemento particolare; lo posso dire per l’esperienza personale di incontro che ho avuto con lei e per il lavoro che abbiamo fatto insieme tanti anni fa».

Andrea Tosini


Canonizzazione di Madre Teresa. Le testimonianze dei ferraresi a Roma

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Alla celebrazione per la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta ha preso parte anche un gruppo di pellegrini, in tutto 54, provenienti da Ferrara, arrivati nella Città Eterna con un pullman organizzato dalla Parrocchia di Santo Spirito. La Voce ha raccolto alcune loro testimonianze sulla giornata, che riportiamo di seguito.

«Dalla posizione privilegiata di concelebrante è stato per me veramente incantevole vedere sullo sfondo del cielo azzurro limpido lo scintillio dei marmi di San Pietro al sorgere e al crescere del sole e in particolare il Cristo vittorioso, con in braccio la gloria della Croce, che dalla sommità sembrava non solo benedirci, ma esprimere tutto il Suo compiacimento per questo popolo convocato dalla corrispondenza di questa piccola serva e sposa, capace di spendere appassionatamente tutta la vita tra i più poveri per essere a Sua disposizione e per saziare la Sua sete di amore da parte delle anime». (Padre Massimiliano M. Degasperi)

«Santa Teresa ci insegna che questi momenti così faticosi della vita saranno ben poca cosa rispetto all’eternità in Paradiso». (Pierfrancesco S.)

«La Chiesa che riconosce solennemente la santità di una donna vissuta nei nostri tempi apparentemente senza speranza è qualcosa di una commozione straordinaria». (Renato C.)

«La gioia nel momento in cui il Papa ha proclamato la sua santità è quella che mi ha fatto sentire la pienezza di un momento in cui le lacrime sgorgano a motivo della gioia». (Cristina M.)

«Siamo venuti a Roma per esprimere la nostra gioia e ringraziare Gesù per averci donato una luce che ci indica di non rimanere chiusi nel nostro piccolo mondo ma di aprirci agli altri e guardare le miserie che ci circondano, operando con misericordia come faceva Madre Teresa». (Luisa D.)

«È stato un segno di Dio che io mi trovassi lì in questo momento della mia vita, perché io capissi di dovermi dedicare di più ai poveri». (Carla D.)

«L’emozione di essere davanti ad un evento straordinario in cui quanto veniva sancito in terra, così era accolto in cielo. Terra e cielo legati in una inscindibile unità». (Vanna D.)

«La canonizzazione di Madre Teresa è stata un momento privilegiato per penetrare il mistero della gioia e della sofferenza». (Miriam P.)

«Mi sentivo unita alla Chiesa celeste, ai miei cari uccisi durante la guerra. Sento che Madre Teresa farà dei miracoli in ognuno di noi talmente la sento vicino». (Yvette L.)

«La presenza di Santa Madre Teresa era viva tra i rintocchi delle campane e i canti del coro, e le sue parole si elevavano leggiadre ricordando uno dei suoi discorsi più famosi: L’Inno alla Vita». (Stella A.)

«Ho gioito profondamente perché la luce di Santa Teresa, in Gesù, portata ai più miseri della terra, ha vinto sull’oscurità di tutti quelli che l’hanno criticata, boicottata, sminuita». (Cristina P.)

«Madre Teresa mi fa capire quanto il dolore interiore e il dubbio possano essere l’occasione di un dono d’amore agli altri». (Leonardo C.)

«Questa donna straordinaria che era solita definirsi “matita nelle mani di Dio” è riuscita a radunare fedeli di varie nazionalità, religiosi e diplomatici facendoci sentire tutti parte di un’unica Chiesa trionfante». (Simonetta S.)

A.T.


Servizio pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 16 settembre 2016, pag. 12

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