La positività della vita, una chiave di speranza per i giovani

SaraBuccolini-fotopiccola

Sara Buccolini

A un anno dalla scomparsa di Sara Buccolini, la studentessa 20enne di Macerata vittima di un malore all’arrivo della Family Run del 2016, gli amici la ricordano nel suo tratto distintivo: la positività. E propongono l’idea di un libro.

Ferrara, domenica 20 marzo 2016. Una bella giornata di sole salutava l’arrivo della primavera. Per la città doveva essere una giornata allegra e festosa, coronata dal tradizionale appuntamento della Ferrara Marathon, uno dei più importanti eventi per il mondo sportivo ferrarese.

Doveva, appunto. Gli eventi presero infatti una piega decisamente drammatica. Proprio ai piedi della statua del Savonarola, al traguardo della Family Run, la corsa non competitiva di 6,5 km di contorno agli eventi agonistici, Sara Buccolini, 20 anni, di Macerata, studentessa di Architettura all’Ateneo estense, accusò un malore e morì il giorno dopo, senza aver mai ripreso conoscenza, circondata dai familiari arrivati dalla città marchigiana.

Un dolore improvviso e straziante per una famiglia, ma anche una notizia che per diverso tempo ha lasciato il segno nella vita di una città e della sua università. Un fatto che, a distanza di un anno, ha interrogato nel profondo i giovani che vivono e studiano in questa città. Ragazzi e ragazze come Sara, di quelli che possiamo incontrare ad ogni angolo della nostra città, nelle sue piazze e nei suoi luoghi di ritrovo. Giovani ai quali, spesso frettolosamente, si vuole appiccicare un’unica etichetta di comodo, come se essi fossero parte di una massa informe e indistinta. Tuttavia, di fronte a una vicenda così forte sul piano esistenziale, che nel caso degli amici di Sara ha avuto chiaramente un impatto emotivo notevole su di loro, comincia a intravedersi il quadro di un’umanità sensibile, ricca, variegata e soprattutto dotata di una grande domanda interiore che va alla ricerca di risposte vere e durature. Giovani che devono districarsi quotidianamente tra i problemi di un mondo che appare sempre più precario pure nei suoi tratti essenziali; giovani che imparano giocoforza a vivere alla giornata, spesso godendo delle piccole cose, senza mai però dimenticare l’importanza dei progetti di lungo respiro.

È un mondo che vive una stretta simbiosi con la città, eppure è un mondo nascosto, sfuggente, spesso volutamente tenuto nell’oblio; un mondo che merita però di essere esplorato nei suoi tratti più reconditi e portato alla luce. Già un anno fa parlammo di questa vicenda mettendo in evidenza le parole dell’arcivescovo, Mons. Luigi Negri, nella S. Messa di suffragio per Sara, celebrata in Cattedrale a Ferrara il 22 marzo dello scorso anno su iniziativa di un gruppo di studenti universitari. In quell’occasione Mons. Negri disse che «Sara sapeva che la sua vita era nata per una positività». E proprio da questa parola – ‘positività’ – si può e si deve ripartire per offrire un orizzonte di speranza, soprattutto per i giovani che oggi si trovano spesso smarriti di fronte a una realtà che a molti di loro appare incomprensibile e talvolta ostile.

Dunque, la positività come una delle possibili ‘chiavi’ per trasformare il dolore in speranza. Una positività da interpretare non nella sua accezione spesso banale e scontata, bensì come la capacità di saper cogliere gli aspetti essenziali della vita. Una bella testimonianza in questo senso la offre Tiziana L’Annunziata, 21 anni, di Matera, studentessa di Infermieristica a Ferrara e coinquilina di Sara nella nostra città: «La parola ‘positività’ – dichiara – è proprio una delle poche parole che descrive completamente Sara. Lei era positiva nel modo di vivere e di vedere tutto, anche di fronte agli aspetti più problematici cercava comunque il lato positivo». Un modo di vivere che sembra davvero aver lasciato il segno in Tiziana: «Mi ritengo profondamente cambiata da un anno a questa parte – continua -, e credo che un giorno potrò dire di aver vissuto i miei vent’anni consapevolmente, senza preoccuparmi di una perfezione che alla fine non serve, perché nella vita la perfezione è altro. Ho capito che nella vita è importante sapersi donare a chi ha bisogno di noi e non spendersi soltanto per realizzarsi sul lavoro».

Uno spaccato, quello offerto da Tiziana nella sua testimonianza, di un mondo da conoscere e scoprire. Un mondo che potrà essere raccontato proprio dai ragazzi e dalle ragazze che più si sono sentiti coinvolti in questa vicenda e ai quali va il personale ringraziamento di Giuliana, la mamma di Sara, che in una lettera ha ricordato come la figlia «vivrà nei loro occhi e girerà il mondo con i loro occhi». Un lavoro che potrà dunque diventare un piccolo libro con le testimonianze scritte dai giovani per i giovani e non solo; uno strumento per fare luce, in una modalità inedita, sulle ricchezze e le potenzialità, spesso colpevolmente dimenticate, delle nuove generazioni.

Andrea Tosini

Articolo pubblicato su La Voce di Ferrara-Comacchio del 17 marzo 2017, pag. 10

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...