Mons. Negri, l’aborto e il sensazionalismo dell’informazione

Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio

“Allora, sapere che è in gioco questo, vuol dire che noi non vogliamo soltanto star meglio noi, non facciamo un’azione privata, non diciamo, mentre abortiscono centodiecimila persone in Italia, – e mi pare che, se non sono male informato, da quando è entrata in vigore la legge dell’aborto, salutata da tutti, anche da certe frange cattoliche, come qualche cosa che doveva essere accettato perché faceva parte della libertà di coscienza del nostro popolo e quindi, una volta passata, questa legge diventava come la Trinità, anzi, molto di più della Trinità – mi par di ricordare che da quando questa legge è andata in vigore in Italia, oltre sei milioni di italiani non sono venuti al mondo. Se ci fossero al mondo sei milioni di italiani non ci sarebbe il problema di importare manodopera da nessuna parte del mondo, tantomeno dalla Siria o dalla Libia, se fosse un problema economico. Ha ragione il professor Gotti Tedeschi, una delle personalità più intelligenti che io conosca, che la crisi economica nasce dal fatto che l’Occidente non ha più fatto figli”.

Queste sono le parole, riportate testualmente, che Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha pronunciato domenica 1° febbraio nella Sala Estense a Ferrara, in occasione della XXXVII Giornata per la Vita.

Molti giornali, senza minimamente badare al senso e al merito di un’iniziativa come la Giornata per la Vita, hanno trovato in queste parole la ghiotta occasione per sfornare titoli ad effetto. “La crisi è colpa dell’aborto”: bufera sul vescovo di Ferrara, titola Repubblica; Don Luigi Negri e la crisi economica: “E’ tutta colpa dell’aborto”, apre Libero. Un piccolo esempio, solo per citare due quotidiani di diversa estrazione politica e culturale. Continua a leggere

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2 febbraio 2014, generare il futuro dell’Europa

C’è una particolare coincidenza in questa domenica di metà inverno. Proprio nella giornata di oggi cadono infatti due eventi significativi. Il primo è la Giornata per la Vita, indetta dalla Chiesa Cattolica nell’ormai lontano 1979 e divenuta da allora appuntamento fisso ogni prima domenica di febbraio per ricordare la sacralità della vita umana dal concepimento al termine naturale; il secondo si realizza oggi nella prima uscita a livello europeo della Manif Pour Tous, movimento nato in Francia poco più di un anno fa a difesa della famiglia naturale, quella fondata sull’unione stabile di un uomo e di una donna.

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Si tratta certamente di due eventi molto diversi tra loro ma anche con molti punti in comune. Ciò appare evidente soprattutto se teniamo conto del momento che il Vecchio Continente sta attraversando, in un clima di crisi morale e spirituale prima ancora che economica e materiale. La Manif scende oggi in piazza in ben otto città europee: a Parigi, Lione, Roma, Bruxelles, Lussemburgo, Varsavia, Madrid e Bucarest. Una scelta certamente non casuale tenuto conto che la partita più importante si sta giocando proprio in campo europeo. La mobilitazione è infatti chiamata a raccolta contro il Rapporto Lunacek, che sarà messo ai voti del Parlamento europeo martedì prossimo. Il documento, se approvato, concederebbe molte aperture riguardo ai c.d. ‘diritti’ Lgbt e all’ideologia del gender. Pur non essendo vincolante per gli Stati membri, esso arriverebbe comunque a costituire la posizione ufficiale dell’Unione europea sul tema, creando quindi una più che giustificata apprensione tra le fila di chi vuole difendere la famiglia naturale e il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre.

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L’altro appuntamento, quello consueto della Giornata per la Vita, si presenta quest’anno con un titolo molto breve quanto estremamente incisivo: “Generare futuro”. Un titolo che si pone quasi come un imperativo, o quantomeno come un invito a ritrovare una rotta. In un’Europa come quella di oggi, stanca, priva di slanci ideali e il più delle volte avviluppata intorno a questioni lontane dal sentire più profondo delle persone, appare di vitale importanza tornare a mettere l’accento sul futuro, a guardare tutti insieme verso una meta capace di ridare un significato vero al nostro cammino. Per compiere questo passo è necessario stabilire dei punti fermi, universalmente condivisi e riferiti a principi non negoziabili. La difesa della vita umana è quindi un passaggio obbligato nell’intraprendere questa strada.

Infine, sembra quasi superfluo ricordare che il vero tesoro è dato dalle persone che danno sostanza a queste iniziative, prendendo parte attiva all’organizzazione o anche solo con la semplice partecipazione. Non è questo un fatto scontato o di poco conto. I temi trattati in queste occasioni sono estremamente impegnativi, ma anche innegabilmente decisivi per il futuro dell’Europa e del mondo. Il clima culturale – come abbiamo purtroppo avuto modo di vedere in tempi recenti – non è certamente favorevole per chi si vuole impegnare lungo questa strada. È quindi doveroso prendere atto del coraggio di un popolo fiero e determinato. Un popolo cosciente e sicuro della propria storia e della propria identità. Un popolo che mai, per nessun motivo, viene recidere le radici che lo tengono saldamente ancorato alla realtà. Un popolo che proprio per questo motivo è pronto a generare futuro!

Ora il tema della vita va affrontato a viso aperto

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È notizia di una settimana fa: nel Veneto, precisamente nell’ambito dell’Ulss 16, il Movimento per la Vita potrà finalmente entrare negli ospedali. La convenzione, della durata di cinque anni, permetterà ai volontari pro-life di svolgere attività di “accoglienza, ascolto, sostegno morale e psicologico a favore delle pazienti”, nonché “interventi a tutela di maternità e genitorialità e per la sensibilizzazione della comunità civile”. L’iniziativa partirà dal polo ospedaliero di Piove di Sacco, in provincia di Padova, e i volontari che opereranno nella struttura sanitaria saranno identificabili tramite apposito distintivo.
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